di Antonio G. Pesce
- Sta tornando di attualità un dibattito che credevamo morto tra le
spire del partitismo degenere di questi ultimi anni. Ci sono ancora
ragioni per dirsi di ‘destra’ o di ‘sinistra’? Parrebbe di no, e a
dimostrarlo non è solo la discussione teorica, ma anche la nuda pratica
politica. Il potere ha sempre bisogno di legittimità per esercitarsi.
Non è un fatto naturale che un uomo decida (quale che ne siano i margini
di manovra) sulla persona altrui, e non è altrettanto scontato sapere
in che mondo dobbiamo abitare. L’agenda Monti, sottoscritta dai maggiori
(o ex tali) partiti politici italiani, fa della necessità il suo
fondamento: necessità di regolari i conti, di pagare i debiti, di fare
sacrifici, almeno la parte consistente e meno abbiente del Paese. Ma
anche questa è una scelta ideologica, che avrà anche le sue pur buone
ragioni, non potendo però vantare alcuna ineludibilità dogmatica.
LA STANZA DEL FILOSOFO
" Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi. E se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo. E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio." [Biglietto scritto da Giuseppe Moscati il 17 ottobre 1922]
Pagine
"-E' come nelle grandi storie, padron Frodo, in quelle che contano davvero. Erano piene di oscurità e pericolo, e a volte non volevi nemmeno sapere come andavano a finire, perchè come poteva esserci un finale allegro? Come poteva il mondo tornare come prima dopo che erano successe tante cose brutte? Ma alla fine, era solo una cosa passeggera, quest'ombra. Anche l'oscurità deve finire. Arriverà un nuovo giorno, e quando il sole sorgerà, sarà ancora più luminoso. Quelle erano le storie che ti restavano dentro, che ti insegnavano qualcosa, anche se eri troppo piccolo per capire perchè. Ma credo, padron Frodo, di capire. Ora, so. I protagonisti di quelle storie avevano molte occasioni per tornare indietro, ma non l'hanno fatto. Sono andati avanti, perchè erano aggrappati a qualcosa. - Noi a cosa siamo aggrappati, Sam? - C'è ancora del buono a questo mondo, padron Frodo. Ed è giusto combattere per questo."
J.R.R. Tolkien, Il signore degli anelli.
28 novembre 2012
Destra e sinistra: la diade che non passa
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Il 'sistema' di Crocetta

di Antonio G. Pesce -
Adesso che, in ballo, non c’è più il potere – quella strana cosa per
cui gli esseri umani venderebbero anche la madre – potremmo lanciare il
nostro endorsement per chiunque, così come pubblicare qualsiasi
sozzeria. Nessuno avrebbe di che obiettare. Silenzio, quasi
indifferenza. Ci basta, invece, analizzare le ultime mosse del nostro
presidente della regione.
La giunta è stata completata.
Crocetta faceva la voce grossa in terra sicula, mentre poi si recava a
Roma per discutere con Udc e Pd dei possibili assessori. Ottima mossa,
perché ad un Politburo di stretta nomina presidenziale non ci avrebbe
creduto nessuno, e in fin dei conti non avrebbe rappresentato una
maggiore garanzia per i siciliani, anche per quelli che Crocetta non
l’hanno votato. Siamo in una fase critica come mai, ed è bene sapere
prima di chi potrebbero essere meriti e demeriti. Per cinquant’anni
suonati questa Repubblica si è fondata sullo scaricabarile, grazie anche
ad un sistema informativo che ha taciuto le colpe, se non addirittura
mistificato i fatti.
8 novembre 2012
Il Grande Fratello Gay
Articolo del giugno 2000.
di Antonio Giovanni Pesce - Il Grande
Fratello Multimediatico si è mosso, la lavatrice delle intenzioni e dei
pensieri già incomincia a fare la centrifuga alle altrui convinzioni: panni
bianchi e panni scuri vengono lavati nella stessa acqua, con la stessa
temperatura. Il fast-food della
cultura dispensa cibi in nome dell’appetibile conformismo e del consumabile
gusto: niente è più buono, tutto è buonista. Così, i salotti del televisore,
dove ogni sera Trans. & Omo si avvicendano per esprimere i propositi delle
loro manifestazioni, le buoni intenzioni di una convivenza pacifica e
tollerante – verrebbe da dire che “bella scoperta”! – oggi, in questi giorni
più che mai, si popolano di santoni della civiltà, di grassoni baffuti, che non
hanno nient’altro da dire che esprimere melense teorie sull’emancipazione
sessuale, sulla libertà dei costumi e altre cose del genere Sodoma e Gomorra.
7 novembre 2012
Le Politiche del 2001
Articolo del maggio 2001

6 novembre 2012
Il calcio è la guerra civile italiana combattuta con i gol.
Gli Europei del 2000 e la guerra di posizione tra Berlusconi e Zoff. Ci siamo permessi anche queste polemiche....

5 novembre 2012
Quando D'Alema perse il Baffo. E il partito.
Un articolo del giugno 2001.
Titolo del novembre 2012.
Titolo del novembre 2012.
di Antonio Giovanni Pesce - Qualche tempo fa, Massimo D’Alema, in una intervista divenuta
libro, aveva di che parlare sulla normalità del nostro paese, senza mai
immaginare che, da lì a qualche anno, poco più o poco meno, quella stessa
normalità avrebbe fagocitato le sue ambizioni di divenire, a tutti gli effetti,
il leader indiscusso di uno schieramento composito. Che ne avesse la stoffa, di
questo nessuno ne ha mai dubitato: un vaso di acciaio fine, ben temprato nella
fornace delle ideologie e della guerra fredda, in viaggio verso una
legittimazione politica ( che un
politico di razza, quale egli è, sa
di poter trovare solo nell’esercizio del potere), dopo il fallimento del
comunismo italiano e non, in compagnia di vasi d’argilla, vuoti, che solo i
ricettacoli della storia avrebbero potuto riempire.
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2 novembre 2012
La Chiesa forte è la Chiesa debole
Un articolo del 2000 sul vero significato dell'atto con cui la Chiesa di Roma, regnante Giovanni Paolo II, chiese perdono per le colpe del passato. Un atto con cui una casta Madre chiese perdono per le sozzerie dei figli perpetrate a suo nome.
L’efficienza
è tutto, è nella qualità della salute, esaltata paganamente come un continuo di
vigore e forza, che la nostra epoca, l’epoca dei grandi raggruppamenti
economici, l’epoca della dittatura democratica, nella quale piccole oligarchie
economiche ed esigue maggioranze maggioritarie hanno il loro dominio nella
“cosa pubblica” e, facendo leva sul lassismo morale, cercano di radicarsi
nell’anima della persona, che la nostra epoca trova il suo unico e indiscusso
valore. Il perdono non abita più qui, dice l’uomo del ’900, perché in ballo,
ormai in ogni discorso, in ogni disputa, in ogni rapporto, egli non vede più i
normali termini del confronto, bensì, in una dilatata ottica frutto della
diffidenza inculcata nei cuori degli uomini dalle ideologie, egli vede la lotta
per la sopravvivenza, si batte perché il suo primato sull’altro sia un dato di
fatto, e non frutto di un reciproco riconoscersi. Ecco, che il perdono, atto
che annulla ogni distanza fra uomo e uomo, e che anzi pone a mercé dell’uno che se lo vede richiesto l’altro
che lo richiede, è bandito dalla scena politica come di quella culturale, e se
non fosse per qualche sceneggiata, che a volte vediamo campeggiare sugli
schermi dei televisori, e osannata dagli incensi dell’ipocrisia dell’informazione
irreggimentata, noi perderemmo tanto il concetto di “perdono” quanto il nome.
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